Alfabetizzazione mediatica: c’è un elefante in questa stanza

Trova una scusa migliore per non esplorare insieme a me l’Analfabetismo Mediatico. Come l’evoluzione tecnologica e l’uso dei social nascondono crescenti sfide comunicative e sociali? È ora di districarci tra analfabetismo di ritorno e funzionale.

Cosa trovi in questo articolo:

Alfabetizzazione mediatica e analfabetismo di ritorno: ti va di ragionare con me?

L’alfabetizzazione mediatica è un aspetto che ci riguarda tutti. Dai più grandi e anziani, ai più giovani e meno esperti. L’evoluzione tecnologica ci ha messo con le spalle al muro. La diffusione delle piattaforme social svela problematiche sociali e comunicative sempre più delicate (ne ho parlato in un precedente articolo).

Ma facciamo chiarezza in maniera pratica. Entriamo nell’argomento.

Partiamo con l’analfabetismo di ritorno, che spesso si sente citare in riferimento alla degenerazione dei commenti sotto i post sui social o sui forum. Si tratta davvero di analfabetismo di ritorno?

Analfabetismo di ritorno: di cosa si tratta?

L’analfabetismo di ritorno indica la perdita parziale o totale delle abilità di lettura e scrittura acquisite precedentemente in vita. Questo fenomeno può verificarsi per vari motivi, tra cui la mancanza di pratica regolare delle competenze di lettura e scrittura o come conseguenza di disturbi neurologici. 

L’analfabetismo di ritorno è una cosa seria e particolarmente rilevante in contesti dove individui che hanno imparato a leggere e scrivere in giovane età cessano di utilizzare queste competenze attivamente nella vita adulta, portando a una loro erosione nel tempo.

Elemento chiave nell’analfabetismo di ritorno è l’ambiente sociale e culturale. Persone che vivono in comunità dove la lettura e la scrittura non sono pratiche comuni o valorizzate, possono perdere le loro competenze più rapidamente rispetto a quelle in ambienti che stimolano l’uso continuativo del linguaggio scritto. 

L’evoluzione tecnologica e il passaggio alla comunicazione digitale possono influenzare le abilità tradizionali di lettura e scrittura, portando a una forma di analfabetismo che si manifesta quando le persone si allontanano dalle modalità convenzionali di comunicazione scritta.

Ma chi scrive sui social network difficilmente è analfabeta.

Il problema principale dell’analfabetismo di ritorno

Tra pochissimo ti parlerò di analfabetismo e uso dei social, ma storicamente l’analfabetismo di ritorno è noto a professori, amministratori e decisori politici soprattutto riguardo all’accesso all’istruzione e alle opportunità di apprendimento permanente, sottolineando l’importanza di politiche educative e sociali che promuovano la lettura e la scrittura come competenze fondamentali per tutta la vita.

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Questo fenomeno mette in luce la necessità di adottare strategie inclusive che garantiscano a tutti gli individui l’accesso all’istruzione e alle risorse necessarie per sviluppare e mantenere le proprie abilità di lettura e scrittura, indipendentemente dall’età o dal contesto socio-economico. Poter accedere all’istruzione e fare della formazione di alto livello uno strumento di investimento per il proprio futuro porta a un beneficio nel lungo periodo. E consente di stare alla larga da modelli di vita ambigui e di dubbio valore etico e morale (si prendimi pure per il parroco dell’Internet 🤣)

Analfabetismo digitale: che cos’è?

Ma allora se non si tratta di analfabetismo di ritorno, sarà senz’altro analfabetismo digitale! 

L’analfabetismo digitale (o analfabetismo informatico) si riferisce alla mancanza di abilità necessarie per utilizzare efficacemente la tecnologia digitale e i mezzi di comunicazione basati su internet e l’uso del computer. 

Questo tipo di analfabetismo non riguarda solo la capacità di utilizzare il computer o dispositivi mobili, ma anche la competenza nel navigare su internet, nell’utilizzo di applicazioni software, nella comprensione e gestione della sicurezza online e nella capacità di valutare criticamente le informazioni trovate online.

Il problema dell’analfabetismo digitale può essere scomposto in due filoni: accesso all’infrastruttura tecnica e accesso ai saperi minimi in relazione a specifiche dinamiche socio-economico-culturali. 

Analfabetismo digitale e società dell’informazione

L’importanza dell’alfabetizzazione digitale è cresciuta esponenzialmente nell’era moderna, dove gran parte delle comunicazioni, dell’educazione, del commercio e dell’accesso all’informazione si svolgono attraverso canali digitali

Persone con bassi livelli di alfabetizzazione digitale possono trovarsi svantaggiate in numerosi aspetti della vita quotidiana, dall’accesso ai servizi pubblici, all’istruzione, alle opportunità di lavoro, fino alla partecipazione attiva alla società civile. Come ad esempio, la consultazione di un estratto conto online o l’invio di un bonifico dall’home banking o la consultazione del cassetto fiscale e delle comunicazioni online con la Pubblica Amministrazione.

Da cosa dipende l’analfabetismo digitale?

L’analfabetismo digitale può essere influenzato da vari fattori, inclusi l’età, il background socio-economico, l’istruzione e l’accesso alla tecnologia. Ad esempio, le generazioni più anziane possono vivere quella che tecnicamente viene definita tecnofobia, repulsione verso qualsiasi forma di tecnologia digitale. Mentre le disparità economiche possono limitare l’accesso alla tecnologia per le persone in contesti meno privilegiati (computer desueti o connessioni internet poco performanti).

Sembra banale dire che superare l’analfabetismo digitale oggi è fondamentale per garantire che tutti possano beneficiare delle opportunità offerte dalla digitalizzazione. Ciò richiede politiche pubbliche mirate, programmi educativi che includano l’alfabetizzazione digitale come competenza fondamentale. 

Fai attenzione perché non significa solo saper accendere o spegnere un PC! Oggi significa anche riconoscere quando una notizia o una informazione sono veritiere e arrivano da una fonte sicura e verificata oppure no.

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Promuovere l’inclusione digitale significa non solo insegnare come usare la tecnologia, ma anche come utilizzarla in modo 

  1. critico
  2. sicuro 
  3. efficace

Un tempo solo determinate autorità e istituzioni avevano accesso alla comunicazione. Oggi siamo tutti dei centri media e riusciamo a diffondere la nostra particolare visione del mondo.

Per approfondire l’analfabetismo mediatico, consiglio la lettura di questo report di Arci e Unione Europea

L’analfabetismo digitale è un problema che riguarda solo gli anziani?

L’analfabetismo digitale non è un problema che riguarda esclusivamente gli anziani.

Anche se possono essere particolarmente vulnerabili per via dell’adattamento a nuove tecnologie che non facevano parte del loro ambiente di apprendimento durante gli anni formativi.

Ma guardiamo il problema da un altro lato: l’alfabetizzazione digitale è oggi un elemento chiave per l’empowerment individuale. A prescindere dall’età dell’individuo. Sapersi destreggiare con la tecnologia digitale permette alle persone di connettersi online consapevolmente, con sicurezza e competenza nel mondo attuale, che viaggia a velocità decisamente più sostenute rispetto anche a solo 20 anni fa.

Non è una questione generazionale. L’analfabetismo digitale può interessare persone di tutte le età e provenienze, comprese quelle in età scolare, giovani adulti e persone di mezza età.

Analfabetismo funzionale: che cos’è? E che differenza c’è con i primi due tipi di analfabetismo?

Tutto il mega-pippone precedente ha uno scopo e lo stai per scoprire.

L’analfabetismo funzionale è la condizione in cui una persona ha capacità di lettura e scrittura limitate, che non sono sufficienti per gestire efficacemente le esigenze quotidiane e i compiti base in una società che richiede competenze di alfabetizzazione elevate. Gli individui considerati funzionalmente analfabeti possono essere in grado di leggere o scrivere semplici frasi, ma fanno fatica con testi più complessi che richiedono capacità di analisi, interpretazione o applicazione delle informazioni.

La principale differenza tra l’analfabetismo funzionale e gli altri tipi di analfabetismo (analfabetismo di ritorno e analfabetismo digitale) risiede nel livello di competenze e nel modo in cui queste influenzano la capacità dell’individuo di funzionare nella società

Una caratteristica unica dell’analfabetismo funzionale è che si tratta più di una questione di capacità che di una assenza totale di abilità. Le persone con analfabetismo funzionale possono essere in grado di leggere testi semplici ma possono avere difficoltà con materiali che richiedono un livello superiore di comprensione o critica.

Vedi che stiamo per arrivare al punto?
Senti la proboscide dell’elefante?

Alfabetizzazione funzionale e Alfabetizzazione mediatica 

Alfabetizzazione funzionale e Alfabetizzazione mediatica rappresentano due pilastri fondamentali nell’educazione moderna, rivestendo ruoli complementari nello sviluppo cognitivo, psicologico e morale dell’individuo. 

Se l’alfabetizzazione funzionale include la capacità di leggere, scrivere e utilizzare l’aritmetica (la base su cui poggia ogni forma di apprendimento), l’alfabetizzazione mediatica si estende all’analisi critica, alla valutazione e alla creazione di contenuti nei vari media attuali. Come siti web, social network, blog e forum. 

Richiede come presupposto la capacità di comprendere e interpretare testi e contesti, abilità radicate nell’alfabetizzazione funzionale. Non è banale. Spesso persone insospettabili si dimostrano affette da analfabetismo mediatico.

Come scrive Daniel Kahneman in Pensieri lenti e veloci, l’intelligenza non è solo la capacità di ragionare: è anche la capacità di trovare materiale pertinente nella propria memoria e di usare l’attenzione quando occorre farlo.

Le zone d’ombra dell’analfabetismo mediatico

Come definiresti quando una persona crede di sapere già tutto quello che c’è da sapere su un argomento? E, sulla base di questa sua consapevolezza, agisce nel mondo?

No, non lo chiamerei stupido. 

Quando una persona crede di sapere già tutto ciò che c’è da sapere su un argomento, è molto probabilmente affetta dal bias della sovraconfidenza (overconfidence bias). Si manifesta quando un individuo ha un’eccessiva fiducia nelle proprie conoscenze, abilità o giudizi, spesso al di là di ciò che è giustificato dalle effettive competenze o dalle prove disponibili. Questa condizione può portare a sottovalutare l’importanza dell’apprendimento continuo e della scoperta di nuove informazioni.

Un altro concetto correlato è il Dunning-Kruger effect (effetto Dunning-Kruger), che descrive una distorsione cognitiva in cui persone con competenze limitate in un determinato ambito sovrastimano le proprie abilità. Questo effetto suggerisce che, a causa della loro limitata conoscenza, queste persone non hanno la capacità di riconoscere le proprie carenze, portandole a credere di sapere più di quanto effettivamente sappiano.

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Charles Darwin diceva che l’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza. Ben prima Socrate affermava “sapiente è solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora perfino la sua stessa ignoranza“.

Sia l’overconfidence bias che l’effetto Dunning-Kruger evidenziano l’importanza dell’umiltà intellettuale e della consapevolezza dei propri limiti, prima di tutto nella crescita personale come individuo e, di riflesso, nella partecipazione alla vita sociale (reale e digitale). 

Potresti essere interessato a leggere: Bias Cognitivi: cosa sono e perché condizionano le nostre scelte d’acquisto

Riconoscere che c’è sempre spazio per imparare e migliorare può essere fondamentale per lo sviluppo personale e professionale. Sempre secondo Kahneman, chi pecca di autocontrollo sul sistema di ragionamento, dovrebbe essere definito “pigro”, mentre chi riesce a evitare il peccato dell’indolenza intellettuale si potrebbe definire “impegnato” (più vigile e attento dal punto di vista intellettuale). Vuoi fare la parte del pigro o dell’impegnato?

Analfabestimo mediatico: cosa scaturisce dal cortocircuito?

Questo denso articolo analfabetismo e digitalizzazione nasce da una inaspettata shitstorm sul mio profilo LinkedIn – vedi questo post.

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Situazioni di questo tipo hanno come minimo comun denominatore l’uso dei social da parte delle persone. Andiamo ben oltre la semplice capacità di leggere e scrivere. 

  1. Possiamo parlare di mancanza di pensiero critico? Anche se le persone possono leggere le parole di un post, potrebbero non impegnarsi davvero in una lettura critica del testo- Ovvero andare oltre il significato letterale per interpretare e valutare le informazioni che stanno leggendo. Superficialità? Incontrollabile fretta di voler acchiappare i famosi minuti di celebrità? Forse. In ogni caso prevale sempre il pensiero veloce della buon anima di Kahneman.
  1. I social come terreno fertile per polarizzazione e bias di conferma. Dato che non possiamo toccarci e guardarci negli occhi, nei contesti altamente polarizzati dei social media, le persone tendono a interpretare le informazioni in modo che confermino le proprie preesistenze credenze. Ignorando o respingendo quelle che le contraddicono. Ciò può portare a commenti che sembrano non attinenti o fuori contesto perché sono filtrati attraverso una forte lente bias.
  1. Infine semplice trollaggio, condivisione d’odio e supponenza incondizionati e disinformazione. Alcuni commenti possono essere intenzionalmente fuorvianti o provocatori, frutto di trollaggio o tentativi di diffondere disinformazione. Comportamenti spesso mirati a suscitare reazioni piuttosto che a contribuire in modo significativo alla discussione.

Antidoto all’analfabetismo mediatico: come muoversi nella comunicazione online

Non ci sono ricette segrete. Da che mondo è mondo, l’uomo sceglie come utilizzare gli strumenti che inventa, e il linguaggio è uno di questi. Senza dubbio, l’educazione può avere un ruolo significativo nel modellare l’alfabetizzazione mediatica e il comportamento online.

Ma esistono sfide millenarie dovute a disparità nella qualità dell’istruzione mediatica, differenze generazionali nell’approccio ai media e alla comunicazione e una predisposizione diversa alla velocità con cui evolvono le tecnologie mediatiche. 

In questa mia recensione de Il coltellino svizzero di Annamaria Testa, ho parlato di come evitare la polarizzazione, l’escalation irrecuperabile dell’odio, di come coltivare la riflessione e di come prendersi cura di se stessi e degli altri a partire dal linguaggio.

Come vedi, niente di nuovo ma sempre diverso per come cambia il nostro modo di interagire. Se ti è piaciuto questo articolo e sei arrivato fin qui, fammelo sapere!


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