Intervista a Alberto Aleo, esperto di Business Ethics, marketing e vendite

Scopriamo insieme ad Alberto Aleo come trasformare l’etica in un pilastro vincente per il tuo business. Un viaggio imperdibile che cambierà il tuo modo di vedere il mercato.

Cosa trovi in questo articolo:

Perché oggi più che mai c’è bisogno di parlare di business ethics? Perché è necessario riflettere un momento in più sul processo di comunicazione, marketing e vendita che adottiamo nella nostra attività commerciale?

Se guardiamo la realtà che ci circonda, quello che percepiamo e un movimento delle placche tettoniche socio-culturali. È come se, dopo pandemia e lockdown, qualcuno là fuori avesse deciso di manomettere le regole del gioco e modificare modi e tempi con cui le persone scelgono di compiere azioni concrete per la propria vita.

In un mondo in cui la riflessione e l’approfondimento sono sempre più rari, dove tutto gira alla velocità della luce e dei video brevi, ragionare su etica, relazioni e strategia, può essere un vantaggio inatteso. È così che un pomeriggio ho deciso di regalarmi un po’ di tempo lento e chiacchierare con Alberto Aleo sul presente, il passato e il futuro del marketing. Ho spento i radar, ho messo nel cassetto mappe e bussola. Mi sono lasciato guidare dalla mia voglia di sapere e dalle parole di Alberto e tutto il resto è venuto da solo.

Ho conosciuto Alberto Aleo e Passodue dopo aver letto Diario di un Consulente: piccolo manuale di etica, felicità e successo nel business. Da quel giorno sono rimasto folgorato sulla via di Damasco del mio percorso di freelancer: il mio modo di agire con la mia professione avrebbe dovuto seguire quei canoni. Niente spoiler sui libri di Alberto Aleo, Alice Alessandri e Passodue – che sono dei capisaldi per chi vuole fare impresa con successo – ma la loro potenza è stata tale da portarmi a chiedere ufficialmente un’intervista a un esperto di livello quando si parla di vendita, comunicazione strategica e leadership.

Se il tuo lavoro è fare impresa, se vendi o comunichi quotidianamente per lavoro, se non hai mai sentito parlare di business ethics e sei curioso, siediti comodo e goditi l’intervista a Alberto Aleo, esperto di marketing e vendita etici.

Chi è Alberto Aleo: origini e passione per il marketing etico

Per cominciare, domanda di rito per tutti gli ospiti delle mie interviste: raccontaci chi sei, cosa fai e se hai sempre sognato di fare quello che fai nella vita.

Sono un consulente di business ethics, fondatore insieme a mia moglie Alice Alessandri dello studio associato Passodue che si occupa di Vendita, Marketing e Leadership etici.

Non avrei mai immaginato di fare quello che faccio adesso, la mia vita professionale è iniziata facendo tutt’altro e ho scoperto il marketing “tardi”, mentre studiavo design. Mi sono appassionato così tanto che ho fatto un master e preso una seconda laurea per specializzarmi in questa disciplina. Ho quindi lavorato come sales e marketing manager in numerose aziende italiane, salvo poi entrare in una crisi di coscienza tale da dovermi prendere un periodo “sabatico”.

Alice, quasi contemporaneamente, aveva deciso di chiudere la sua azienda specializzata in servizi di contact management e marketing telefonico, più o meno per le stesse ragioni per le quali io avevo lasciato il mio lavoro. Eravamo entrambi disillusi e stanchi delle vecchie dinamiche di mercato, così è nata la voglia di esplorare un nuovo modo di fare business e la nostra ricerca ha avuto inizio, facendoci approdare come prima tappa in USA. Ma questa è un’altra storia…

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Il concetto di business ethics spiegato da Alberto Aleo

Dritti al sodo: che cos’è la Business Ethics? E perché viene percepita a volte come un tabù altre volte come un UFO? Si può davvero parlare di etica quando si fa impresa? E perché?

La business ethics è ormai a tutti gli effetti un ramo dell’economia che si occupa di integrare l’etica nel mercato. Ufficialmente è nata negli anni ’70 con l’apertura – da parte del prof. Mike Hoffman con il quale abbiamo avuto l’onore di collaborare – del primo dipartimento ad essa dedicato alla Bentley University vicino Boston.

Per anni è rimasta una cenerentola nelle facoltà di tutto il mondo fino a quando Harvard ha messo a capo della sua università proprio un professore di questa disciplina, Rakesh Khurana che oltretutto aveva scritto un libro per denunciare la sua stessa università, colpevole di aver formato la maggior parte dei manager coinvolti negli scandali del 2008 che portarono alla tristemente famosa crisi dei mercati.

Oggi le cose sono molto cambiate e praticamente non esiste azienda che possa ignorare il tema dell’etica nelle sue scelte di conduzione del business. Quindi direi che la business ethics è atterrata sul nostro pianeta già da qualche anno. Parlare di etica ed impresa non solo è possibile ma dovrebbe essere anche normale visto che l’economia è prima di tutto una scienza sociale che regola gli scambi di merci tra persone ed è ormai chiaro a tutti come l’etica giochi un ruolo nei rapporti umani assicurando continuità e successo alle relazioni.

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L’esplorazione dell’Etica Aziendale: il viaggio di Alberto Aleo a Boston

Perché per studiare la Business Ethics sei dovuto partire per Boston? Era l’unico modo possibile?

Io e Alice abbiamo scelto di andare a Boston per varie ragioni, una sicuramente è stata quella di non aver trovato, almeno in quel momento, alcuna sponda nel nostro paese per approfondire i temi che ci erano cari. In Italia ci sono ottime scuole di etica nel business che prendono nomi diversi come economia civile, ecologia integrale ecc. ecc. ma noi cercavamo un approccio meno rivolto alle cooperative, al non profit e non legato ad ideologie politiche o religiose.

A Boston ci sono alcune delle università più prestigiose al mondo, la già citata Harvard e l’MIT tra queste, lì è nato il primo dipartimento di business ethics ed esistono centri specializzati su questo tema. Così ci siamo messi a cercare un contatto con i docenti per noi più interessanti, abbiamo scritto 5 email a 5 persone diverse. 4 ci hanno risposto, invitandoci prima ad incontrali e poi supportandoci nel percorso; 1 di esse poi ci ha proposto di scrivere per la sua casa editrice il libro che sarebbe diventato “La Vendita Etica”. Questa persona è la prof. Mary Gentile che consideriamo la nostra mentore e con la quale collaboriamo ormai da moltissimi anni.

Marketing Responsabile: la visione di Alberto Aleo

Marketing e comunicazione responsabile: un ossimoro? Come conciliare le spinte commerciali e di marketing con un approccio etico e responsabile, evitando di incorrere in pratiche di greenwashing o di sfruttamento dei dati personali? Quali sono le best practice per un marketing trasparente e sostenibile?

Credo che oggi sia non solo importante ma anche necessario praticare il marketing e la comunicazione responsabili, pena l’annullamento di tutti gli sforzi e gli investimenti fatti per supportare reputazione e posizionamento.

È infatti sotto gli occhi di tutti quanto repentinamente un danno d’immagine, generato a seguito di errori in questi due campi, possa incidere sui risultati. Detto ciò, per quanto ci riguarda il marketing etico dovrebbe essere caratterizzato da alcuni aspetti: la coerenza delle azioni scelte con i valori dell’azienda, la capacità di mantenere le promesse fatte, l’idea che i clienti siano persone caratterizzate da valori, identità e bisogni non solo materiali, l’uso di un approccio inspirato più al modo che abbiamo di costruire relazioni di valore che alla conquista e controllo del territorio e anche l’obiettivo di educare le persone a scegliere più consapevolmente, sfruttando ogni occasione d’incontro con il cliente per far si che la loro “coscienza” ne esca rafforzata. In Italia esistono molte aziende che hanno adottato, anche spontaneamente, questo modo di fare marketing.

Noi gli abbiamo dedicato un libro che si chiama “Business in Love” nel quale abbiamo raccolto casi studio e descritto prassi che sono letteralmente in grado di far innamorare i clienti delle aziende e viceversa. Non parlo di una cotta temporanea, ma di un sentimento stabile, basato sulla condivisione di valori, obiettivi e stile di relazione. D’altronde non dovrebbe stranirci che le persone possano innamorarsi di prodotti, servizi e aziende. Succede ogni giorno ed è successo certamente ad ognuno di noi: chi infatti non ricorda certi oggetti o brand che ci hanno emozionato rendendo speciali alcuni momenti vissuti?

la verità nel marketing secondo Alberto Aleo

Il Marketing Etico è quello che non dice bugie al consumatore?

Anche ma non solo.

Il concetto di marketing etico è sicuramente più complesso, oltretutto non c’è un accordo univoco su come esso possa essere definito. Come in parte già detto, a nostro avviso per fare marketing etico bisogna innanzitutto essere coerenti e mantenere le promesse che si sono fatte al consumatore. Ciò comporta riflettere bene su cosa si è e cosa si può offrire al mercato, prima di pensare a quello che sarà possibile ottenere in termini di risultati.

Il marketing etico ha tra i suoi obiettivi non solo quello di essere trasparente e onesto, ma anche di educare aiutando le persone a fare scelte consapevoli, in linea con i loro obiettivi profondi e i loro valori. Da ultimo direi che questo modo di agire impone un cambio di paradigma, l’uso di nuovi modelli che non prendano in prestito la metafora guerrafondaia del “comando e controllo” del mercato ma quella delle relazioni e dei legami che si istaurano tra esseri umani.

D’altronde il consumatore è una persona che deve letteralmente innamorarsi di un prodotto e servizio se vogliamo che ci resti fedele, comprenda a pieno la proposta di valore che facciamo e contribuisca a tenere alta la reputazione. Come nell’amore nascondersi, mettersi delle maschere, raccontare una versione diversa di sé è inutile, lo stesso vale nei mercati ecco perché qualche tempo fa abbiamo disegnato quello che chiamiamo Loving Business Model, uno schema che descrive l’approccio ai mercati delle aziende etiche che abbiamo avuto l’occasione di studiare e con cui abbiamo avuto l’opportunità di lavorare.

La Sostenibilità dei business non-etici: le riflessioni di Alberto Aleo

Quanto può andare lontano e prosperare un business non-etico? E perché? Esistono mercati in cui è possibile fare business senza curare l’aspetto etico?

Dipende dalla sensibilità del mercato a certe istanze, dal ciclo di vita del prodotto, dalla complessità e anche da quello che si intende per etica. Insomma, ci sono tanti fattori in gioco che possono far variare la risposta a questa domanda. Se ad esempio acquisto qualcosa a basso valore aggiunto, con un ciclo di vita molto breve, le mie dinamiche di scelta potrebbero prescindere da considerazioni di carattere etico, perché mi approccio a quella decisione diciamo in modo più superficiale.

Se invece sto comprando qualcosa che avrà un impatto profondo sulla mia vita, ecco che allora si attiverà la mia “intelligenza etica”, una forma di pensiero che può essere allenata. L’etica poi per alcuni significa solo fare prodotti bio, trascurando di riflette su come trattare clienti, fornitori e personale o distribuire i profitti equamente.

Queste differenze comportano che certi mercati abbiano già introiettato molti dei principi della business ethics, mentre altri siano in ritardo sulla tabella di marcia. La nostra idea è che, presto o tardi, ci arriveranno tutti a capire che per generare prosperità – quindi profitto – è utile rispettare l’ambiente e le persone, altrimenti si innesca un boomerang che prima o poi torna indietro.

La Mission Aziendale come bussola etica: l’approccio di Alberto Aleo

La “mission aziendale”: mero slogan o una bussola etica? In che modo la mission aziendale può essere declinata in principi etici concreti che guidino le scelte quotidiane dell’impresa? Come si può evitare che la mission rimanga un semplice esercizio di marketing e diventi invece una leva per un business più responsabile?

A nostro avviso la mission aziendale (o sarebbe meglio dire lo scopo del fare impresa) dovrebbe essere espressione dell’identità, dei valori, delle capacità che una organizzazione mette a disposizione di società, mercato e clienti per perseguire un obiettivo che non sia solo egoistico ma coinvolgente per un numero ampio di stakeholder.

Per questa ragione nel nostro lavoro aiutiamo le aziende a definire internamente la propria missione, mentre oggi molte si rivolgono ad agenzie esterne per far scrivere una dichiarazione che sia “cool” cioè in linea con le ultime tendenze e che però spesso risulta distante dalla realtà. Una buona mission definisce il “perché” esistiamo e stiamo sul mercato e, come ci ricorda anche Simon Sinek, dovrebbe avere almeno tre caratteristiche: spiegarci cosa vuoi ottenere come azienda, perché proprio la tua organizzazione dovrebbe riuscirci e dare al numero più ampio possibile di stakeholders che la leggeranno un’ottima ragione per tifare per te!

I pionieri dell’etica aziendale in italia attraverso gli occhi di Alberto Aleo

Quali sono stati (se ne trovi) i pionieri della Business Ethics in Italia negli ultimi 50 anni? Abbiamo dei modelli nostrani a cui poterci ispirare?

Quando io e Alice siamo arrivati negli States ci siamo stupiti di quanto conoscessero bene la storia di Adriano Olivetti, che invece spesso noi italiani ignoriamo o apprendiamo solo parzialmente.

Se penso ai modelli cui ispirarci il primo che mi viene in mente è senza dubbio quello. Gli scritti di Olivetti sono moderni e lungimiranti anche adesso a tanti anni di distanza. La sua idea d’azienda è ancora fonte di ispirazione. Credo che, con le dovute differenze, nomi come Brunello Cucinelli, Illy, Davines e altri, cioè quelli che oggi nel nostro paese sono considerati campioni di business ethics, debbano molto a quell’approccio.

A leggere i giornali non sembra, ma noi italiani abbiamo una lunga tradizione di business ethics, che addirittura risale alla fondazione dei monasteri benedettini: delle vere e proprie aziende dedicate al lavoro, all’innovazione, ma anche allo studio e alla promozione della spiritualità. Ne ha ben descritto la storia e l’influenza avuta sul fare impresa il professore Massimo Folador nel suo libro “L’organizzazione perfetta”.

Tecnologia e Etica: le considerazioni di Alberto Aleo

Tecnologia etica: utopia o realtà possibile? Quali sono le implicazioni etiche dell’intelligenza artificiale, del machine learning e di altre tecnologie applicate al marketing e alla vendita? Come si può sviluppare un’etica algoritmica che garantisca equità, trasparenza e rispetto dei diritti individuali?

Non sono un esperto di tecnologia, per cui forse neanche la persona più indicata cui rivolgere questa domanda. Quello che posso dire è che più il livello di complessità dei mercati cresce, più proliferano gli strumenti per gestirli, più avremo bisogno di comportamenti guidati da un approccio etico.

Il concetto di “etica algoritmica” mi fa un po’ paura, credo che morale ed etica non possano entrare dentro un’equazione. Morale ed etica hanno infatti a che fare con la coscienza e i valori di una società, una persona e un contesto in un determinato momento. Quello che può essere giusto per te, qui ed ora, potrebbe essere sbagliato per me domani e in un altro luogo.

Mi piacerebbe invece parlare di “intelligenza etica” come quella capacità di agire in coerenza con i propri valori, riconoscendoli e confrontandoli con quelli degli altri con rispetto e sete d’evoluzione.

Diverse visioni di marketing e vendita: l’esperienza di Alberto Aleo

Confrontandomi offline e online con tantissimi profili e tipologie di imprenditori e venditori, sono sempre più convinto che esistono tante definizioni di marketing e di vendita quante sono le P.IVA registrate in Italia. Credi sia qualcosa di naturale e non ci dobbiamo stupire di questo? Succede anche negli Stati Uniti, patria del marketing moderno?

Sicuramente la nostra vena creativa e il nostro approccio poco strutturato al management fanno si che i concetti di marketing e vendita siano spesso interpretati in modo diverso. Gli americani invece sono risaputamente inquadrati e metodici. Forse è per questo che tra le prime cose che ci hanno chiesto i nostri editori statunitensi c’è stata proprio quella di trovare una definizione al concetto di Vendita Etica.

Non è detto però che queste differenze tra noi e gli USA siano per forza negative, a patto però di adottare un approccio chiaro, basato su un pensiero strategico e coerente seppur personale. Cambiare ogni volta il modo di operare, a seconda del cliente, del mercato o del prodotto che si vuole promuovere e vendere, infatti, non solo è sbagliato eticamente ma oltretutto anche controproducente perché confonde i nostri interlocutori.

Quello che spaventa molti imprenditori, manager e professionisti nostrani, allontanandoli dall’idea di darsi un approccio stabilmente definito, è la paura di rimanere imbrigliati in un insieme di regole perdendo così spontaneità. Darsi un metodo non significa però darsi delle regole: sono due concetti distinti. Il metodo consiste nel definire una sequenza coerente di azioni, connesse ad un obiettivo. Darsi delle regole invece significa semplicemente dire alle persone cosa fare, senza spiegare loro il perché e rendendole passive rispetto al processo.

Tornando alla definizione di Vendita Etica, quello che abbiamo fatto io e Alice su stimolo degli editori americani, è stato trovare un modo di descriverla che fosse aperto, più metodologico che regolatorio, che lasciasse insomma lo spazio a chi volesse muoversi in quella direzione di scegliere autonomamente le azioni per arrivarci ma nel rispetto dell’obiettivo. Come descritto nell’omonimo libro, per noi fare Vendita Etica significa prima di tutto comprendere e rispettare l’obiettivo materiale e immateriale perseguito dal cliente durante l’acquisto, aiutandolo a massimizzare tutto ciò che considera valore. Quindi dare risalto ed amplificare ogni aspetto materiale e immateriale della propria offerta, massimizzando il valore che vogliamo e possiamo ottenere dallo scambio e che non può certamente essere ridotto solo al profitto. Fatto questo cercare di integrare le due idee di valore, l’una ricercata dal cliente e l’altra di cui l’azienda è portatrice, attraverso la corretta gestione delle relazioni tra gli attori dello scambio, basandosi su concetti come fiducia, coerenza, onestà intellettuale, ascolto, empatia.

L’impatto della Business Ethics sulle strategie di mercato

Come la Business Ethics influenza la definizione e l’implementazione delle strategie di marketing e vendita in un contesto, quello italiano, in cui ogni impresa si muove in base a una “visione soggettiva” di tali concetti?

L’etica si occupa di comportamenti, la morale di principi e valori. Saper fare questa differenza è importante per capire il ruolo che l’etica ha o può avere nella definizione delle strategie. Siccome ognuno di noi ha la sua morale che lo ispira, consapevolmente o meno in alcuni casi, è chiaro che i comportamenti coerenti con questa morale – di cui l’etica si occupa – non possono che essere diversi.

Ancora una volta la diversità non è un problema, posto che si sia coerenti ai principi e ai valori dichiarati. Le aziende definiscono la loro morale – chiarendo ciò in cui credono – quando si occupano di branding, redigono la carta dei valori, dichiarano mission e vision o almeno dovrebbero farlo. Si occupano di etica invece quando scelgono le azioni di comunicazione, marketing, vendita, gestione interna del team, progettazione e definizione di offerta e servizi, in coerenza o meno con la morale definita ovvero con quanto dichiarato.

Se dici “il cliente al centro” ma poi lo lasci ore in attesa di parlare con qualcuno che possa aiutarlo, rimbalzandolo da un operatore di call-center all’altro, non sei etico! Ribaltando la prospettiva e facendo un discorso estremo, se la mia morale è fare profitto a tutti costi e lo dichiaro apertamente accollandomene le conseguenze, sarei etico se perseguissi comportamenti egoistici ed auto-interessati perché coerenti con la mia morale.

Ovviamente però c’è un limite che definisce il campo entro il quale possiamo esercitare il libero arbitrio definendo in autonomia i principi e i valori che ci ispirano. Questo limite a nostro avviso lo ha messo l’ONU quando ha parlato di sviluppo sostenibile e ha redatto la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

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Le PMI italiane e la business ethics: la prospettiva di Alberto Aleo

Le PMI italiane sono compatibili con le metodologie della Business Ethics?

Direi assolutamente di si, anzi spesso la struttura familiare delle nostre imprese è un vantaggio in tal senso.

In altri paesi le grandi dimensioni delle aziende, il continuo avvicendarsi di manager, fanno si che i valori aziendali non siano protetti, che non si sviluppino obiettivi di medio-lungo termine ma si pensi solo al breve. Le famiglie dietro le nostre imprese assicurano continuità, proteggono l’identità, i principi e gli scopi di un’organizzazione nel tempo.

Certamente la dimensione ridotta e la commistione tra legami personali e professionali, se non gestite adeguatamente, posso diventare un problema. Penso alla scarsa presenza di manager, oppure alle difficoltà del passaggio generazionale o al ridotto accesso a forme di finanziamento: temi che affliggono il nostro tessuto imprenditoriale.

Sono aspetti che hanno anche un impatto sull’approccio etico e riguardo ai quali la business ethics può rappresentare uno strumento fondamentale. Quello che posso affermare, più in generale, è che il modello di azienda italiana – familiare, basato sulle relazioni, con un sapere quasi artigianale – ci è molto invidiato all’estero soprattutto da coloro che vorrebbero un mercato e un’impresa più umani.

Formazione in marketing etico: gli insegnamenti di Alberto Aleo

Quali competenze e conoscenze etiche dovrebbero essere integrate nei percorsi formativi di marketing, comunicazione e vendita per preparare i professionisti del futuro? Come si può educare a un approccio responsabile del business che integri profitto e valori etici?

La risposta a questa domanda è molto complessa, perché le resistenze che esistono ancora nei confronti di un approccio etico all’economia hanno radici diverse che agiscono a varie scale. Per quanto riguarda il nostro paese, ad esempio, spesso abbiamo un pregiudizio verso la ricchezza, il successo e la prosperità, che ci fa credere che l’unico modo di perseguirli sia quello di comportarsi scorrettamente.

Bisognerebbe che la nostra società sviluppasse una nuova etica del successo, che consenta alle nuove generazioni di credere che si può essere ricchi e virtuosi allo stesso tempo. Il mondo dell’informazione dovrebbe occuparsi anche di casi di business positivi, anche se le buone notizie fanno vendere meno, perché altrimenti continueremo a promuovere questa idea sbagliata che siano sempre i cattivi ad aver la meglio.

Chiariamoci però, etica e buonismo non sono la stessa cosa: non basta comportarsi bene ma bisogna anche essere efficaci. Integrare risultati e buone prassi non è qualcosa che si improvvisa, bisogna studiare, allenarsi, lavorare duramente per ottenere questa integrazione. Se adottare comportamenti etici fosse facile, infatti, saremmo tutti corretti e non avremmo avuto così tanti martiri le cui vite si sono immolate per migliorare le nostre. Prendiamo ad esempio la professione del venditore; in Italia (e non solo) esistono pochissime istituzioni che hanno percorsi universitari dedicati a questo antico mestiere. Se assumi un venditore non guardi dove ha studiato ma che esperienza ha sul campo, quasi che la vendita sia una professionalità da acquisire più che una vera professione con il suo codice deontologico da rispettare.

Bisogna offrire percorsi che non solo formino le persone a vivere la vendita in modo diverso, ma che ri-abilitino la professione stessa agli occhi della società. In Passodue formiamo quasi 1.500 venditori all’anno, tra junior e senior, e ogni volta che si conclude un’aula di vendita etica c’è sempre più di un partecipante che ci ringrazia per avergli fatto far pace con il suo mestiere, per avergli confermato ciò che pensavano, per la ritrovata dignità professionale.

Dall’altro lato i direttori commerciali, spesso scettici rispetto all’intraprendere un percorso formativo dedicato all’etica per la loro forza vendita, scoprono che quando un venditore ha risolto i suoi dilemmi etici è più efficace, superando una volta e per tutte il pregiudizio che contrappone etica e risultati di vendita. Se succede una magia come questa, le organizzazioni iniziano a cambiare “dal basso” cioè dal modo di costruire giorno per giorno relazioni e risultati. Questo cambiamento concreto risale verso l’alto, fino a ridisegnare l’intera cultura aziendale e l’approccio al mercato. La vendita, come il marketing e la comunicazione, sono attività di servizio che hanno lo scopo di far incontrare nel modo più efficiente possibile la domanda con l’offerta. L’efficienza non è un concetto solo quantitativo, ma anche e soprattutto qualitativo che ha a che fare con le relazioni che abbiamo con ambiente e società.

Ringraziamenti

Alberto, grazie davvero per questa breve ma profonda immersione nel mondo della business ethics. Quando ci siamo sentiti per accordarci sull’intervista confesso che avrei voluto allungare il tempo per rubacchiare ancora qualche pillola di saggezza sul tuo lavoro e su come lo pratichi. L’esperienza che porti sulle spalle e il modo rocambolesco con cui sei arrivato oggi a raccontare dell’etica del business, del marketing e della vendita, è un gancio irresistibile per tutte le persone che cercano risposte effettive su un mondo spesso confuso e incompreso dagli stessi addetti ai lavori.

Grazie per aver condiviso il tuo punto di vista con i lettori di Facile Web Marketing. Sono sicuro che, abituati a interviste di livello, apprezzeranno ampiamente il tuo sforzo di raccontare e teorizzare la comunicazione per le imprese e i professionisti.

Per chiudere, qui sotto i link principali per entrare in contatto con Alberto Aleo e Passodue:

Grazie per aver letto l'articolo!

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