Partita IVA forfettaria, come fare se sei un freelance?

Sì, gestire la partita iva forfettaria è un gioco da ragazzi.
Se possiedi quelle quattro nozioni matematiche in croce per capire come inquadrare il tuo rapporto con il fisco.

Ma se fin dalle elementari la tua relazione con i numeri è stata simile a quella tra Tina Cipollari e Gemma Galgani?

Sei completamente a digiuno su come aprire e gestire una partita iva per freelance? Vieni qui, fatti dare un abbraccio. Sei in buona compagnia.

Quando decidi di diventare un freelance e avviare la tua carriera da libero professionista, uno dei principali scogli da superare è: sarò in grado di stare dietro a tutti gli adempimenti di una partita iva forfettaria?

E via la sagra dei dubbi.

  • Come aprire una partita iva forfettaria?
  • Quanto costa aprire una partita iva forfettaria?
  • Come si gestisce una partita iva forfettaria?

Posso fare tutto da solo?

Oppure ho per forza bisogno di un commercialista per freelance?
E poi ancora:

  • Come si fa una fattura?
  • Ci va pure la marca da bollo? Da quanto?? E chi la paga???
  • Quanto devo fatturare per rientrare nei costi di una partita iva forfettaria?
  • Quando incasso la fattura, quanto devo mettere da parte per spese INPS e tasse?

Come funzionano quei dannati acconti?

Queste sono le domande che tutti i digital marketer, graphic designer, web copywriter, social media manager si fanno quando decidono di mettersi in proprio.

Qui non ti spiego come aprire una partita iva forfettaria se lavori nel digital marketing o fai il copywriter freelance. Non sono un commercialista e, fidati, vado in difficoltà anche solo a fare 2 + 2.

Ma ho una bellissima notizia per te!

Puoi smettere di farti assalire dall’ansia di costi e spese della tua partita iva forfettaria.

Partita iva forfettaria, per me è andata così.

Circa un anno fa ho deciso di smettere di fare il digital marketer dipendente.

Ho lasciato l’azienda per offrire i miei servizi di copywriting e web content specialist da libero professionista.

Copywriter freelance: ero molto molto eccitato. Passavo notti insonni inebriato dall’entusiasmo di poter finalmente essere l’artefice del mio destino: o la va o la spacca. E io volevo spaccare.

A dire il vero, anche aprire la partita iva da forfettario è stata una bazzecola.

Un amico mi aveva suggerito un commercialista di Milano super affidabile. Seguiva la sua società immobiliare e poteva vantare con lui un ottimo rapporto. Insomma la classica storia di passaparola.

Quando andai a firmare nel suo studio in pieno centro, nonostante le rassicurazioni sui costi contenuti della mia nuova partita iva forfettaria, qualcosa continuava a non convincermi del tutto.

Stai tranquillo – diceva – la partita iva forfettaria costa poco. Rimaniamo sui 600 euro all’anno e non devi preoccuparti di nulla“.

Ottimo! – pensavo.
Ora sono davvero pronto per rimboccarmi le maniche e iniziare a fatturare.

Di quell’incontro formale ricordo uno scambio veloce di considerazioni con il commercialista sullo smart working.

Da una parte, lui sosteneva quanto nel suo studio fosse impossibile pensare a qualcosa di simile per i suoi dipendenti e collaboratori. Come poteva fare a meno di quella preziosissima fotocopia consegnata direttamente a mano dalla segretaria?

Io, neanche a dirlo, mi facevo portavoce del popolo degli smart worker. Ma non volevo calcare troppo sul pedale per non battezzare nel peggiore dei modi il nostro incontro.

Uscì felicissimo con in tasca la lettera di incarico firmata da me e dal commercialista. Continuavo a pensare al mio piccolo sogno che mi apprestavo a costruire: basta routine da dipendente, basta cartellini da timbrare, superiori da assecondare.

Il ritorno a casa sembrava più la freeway di Los Angels nel musical La La Land: la felicità era ovunque.

Da quel giorno, non ho pù sentito il commercialista. In tutti i sensi.

Mi aveva assicurato che avrei avuto il supporto di un assistente: mai conosciuto. Mi avrebbe seguito come un’ombra per ogni mia esigenza: forse era nascosto fin troppo bene per notarlo. Avrebbe risposto a ogni mia domanda: ho avuto mezzo scambio via e-mail quando chiesi un fac-simile di fattura da utilizzare con i miei clienti.

Stop. Fine delle comunicazioni.

Per capire quale percentuale di incasso mettere da parte nel mio primo anno di partita iva a regime forfettario, spulciai ogni sorta di forum e gruppo Facebook popolato da freelance disperati come me.

Iniziai a leggere qualsiasi tipo di articolo blog per farmi un’idea di come calcolare i costi della mia partita iva.

  • Cosa ci va in fattura?
  • Ma che diamine è un pro forma?
  • Rivalsa INPS al 4%, è una sorta di riscatto da pagare ai sequestratori? Che ho fatto di male?!?

I miei dubbi restavano irrisolti.

Continuavo a chiamare il numero del commercialista, scrivere e-mail.
Ho persino registrato dei vocali WhatsApp. Tranquilli, senza minacce di morte.
Mai una risposta, com’era possibile?

Mi sono sentito piuttosto stupido.

Di quella stupidità, mista a orgoglio, che ti vieta di chiedere aiuto a qualsiasi altro amico con competenze da commercialista perché hai paura di essere deriso.

A prescindere dalla cifra in questione, stai pagando un professionista per non ricevere da lui alcun servizio.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una serie di fatture emesse per un cliente tedesco. Ho seguito la stessa procedura per tutti gli altri clienti italiani, ma da Berlino continuavo a vedermi rifiutare le fatture.

“Qui ci son dei problemi, devi cambiare questa formula, inserisci in questa riga questa parte di testo, rimuovi la marca da bollo”.

Ok, stavo ufficialmente impazzendo.

“Che copywriter freelance professionale posso essere se sono totalmente incapace con queste stupide pratiche fiscali?”. Ecco cosa pensavo.

Io da solo a mettere in piedi la mia attività. E il mio commercialista dov’era?

Era il momento di prendere una decisione definitiva sulla gestione della mia partita iva forfettaria. Avevo bisogno di un commercialista per freelance serio e che capisse davvero le mie necessità.

Iniziai a cercare su Google (fedele alleato di epiche battaglie) “commercialista online“.

Quel discorso sullo smart working fatto tanti mesi prima con il commercialista brutto e cattivo, non era stato poi tanto inutile. Scoprii che esisteva un fantastico mondo a me sconosciuto – come immagino alla gran parte delle partite iva forfettarie in Italia.

Se alcuni commercialisti hanno deciso di offrire un servizio online a distanza, forse l’umanità ha ancora qualche speranza di sopravvivere.

Ho guardato i piani di offerta dei principali siti web di commercialisti online.

Dal punto di vista dei costi c’è un gran bel vantaggio.
Ma per quanto riguarda l’assistenza?

Tutti noi abbiamo bisogno di una spalla fisica su cui piangere le lacrime versate per imposte, previdenza, dichiarazioni. Sarà abbastanza per me?

Una piattaforma in particolare aveva catturato la mia attenzione.
L’headline della homepage recita “La partita IVA senza stress“. Eccomi! Sono io!

partita iva forfettaria fiscozen Facile Web Marketing

Mi sono fatto incantare dal tool di calcolo delle tasse ideale per una partita iva forfettaria. I miei miseri conti fatti con abaco e regoli tutto sommato erano corretti (pfiù!!).

Ed è così che ho richiesto una chiamata illustrativa a Fiscozen.

Call center gentile, ti illustra il piano d’offerta solo dopo aver compreso il tuo status quo fiscale e tutti gli altri problemi psicologici del caso.

Ti mandano una mail di riepilogo così non stai lì ad affannarti con telefono tra spalla e orecchio da una parte, e penna e taccuino dall’altra.

A loro basta solo il codice della tua partita partita iva per agganciarsi alla tua situazione fiscale.

Ma, udite udite, se qualcosa non va, puoi chiamarli e ti rispondono!!! È fantastico, qui ho pianto di gioia per davvero. Hai a disposizione un’assistente virtuale che puoi sentire via mail, WhatsApp, telefono se è il caso.

Ah, per quanto riguarda le fatture al cliente tedesco, sono stati quelli di Fiscozen a chiarire la mia posizione. Hanno controllato le mie fatture dal gestionale, si sono accorti che con la mia partita iva forfettaria stavo fatturando anche all’estero e mi hanno indicato gli step per mettermi in regola.

Ovviamente ho solo dovuto firmare un documento di procura e ci hanno pensato loro!

Se sei un freelance – non importa se copywriter, social media manager, seo specialist, graphic designer – o anche se non lavori nel digitale ma stai pensando di aprire una partita iva in regime agevolato o ordinario, fai una chiacchierata con i ragazzi di Fiscozen.

Almeno hai qualcuno con cui confrontarti se sei totalmente a digiuno della materia, come me! Loro ti sapranno dire cosa ti serve e cosa devi fare per aprire una partita iva forfettaria senza romperti le p@!!€.

Usa questo link per entrare in contatto con loro! Dì pure che ti mando io. 😉


Grazie per aver letto il mio articolo.

Ogni volta che mi impegno nella stesura di un blog post, lo faccio per tutti i lettori come te che sono interessati a ricevere utili consigli sul digital marketing.

Ma avere un blog e mantenerlo porta via tanto tempo. La mia più grande soddisfazione è poter ricevere commenti di critica (positiva e negativa)!

Per questo ti chiedo di condividere l’articolo sui tuoi canali social (anche via email ai tuoi amici!).

Ti basta copiare la URL e incollarla su Facebook, Instagram, Twitter, YouTube, ecc. Se hai domande, sono a tua disposizione per rispondere.

Grazie di cuore per il tuo sostegno.
Ti auguro una buona giornata!

Lascia un commento

Stai dimenticando qualcosa?

Guida pratica al Blog Aziendale importanza articolo blog

Scarica GRATIS l’ebook Guida Pratica al Blog Aziendale!
Inserisci la tua email qui sotto per riceverlo subito.